2010/09/22

Di più su di lei

Lei era quasi pelle e ossa
una ragazza-tulipano né alta né bassa
vederla alla luce del sole era vedere il marxismo morire
vederla di sera era acqua ghiacciata dopo una corsa
lui non ne parlava mai con nessuno
perciò non sapeva di non essere stato l'unico ad averlo detto
ma gli altri piuttosto dibattevano se una tale singolarità avesse il diritto di esistere
o dovesse essere messa in ombra e derisa
c'era anche chi diceva che per poterle mettere le mani addosso bisogna essere ricchi
famosi
importanti
perchè lei non poteva non essere un trofeo
restava da decidere che tipo di trofeo
un alloro meritato per motivi economici o politici
o deciso dal caso
lui era entrato quell'ultimo anno
niente soldi
niente gran nome
solo ironia
diceva che lei vanificava ogni normalità psicologica
perchè nessuna normalità poteva essere altrettanto desiderabile
oppure normale era lei
e tutto il resto era uno scadimento
una caduta
dopo aver visto lei, non se ne poteva immaginare un'altra come lei
nessun'altra sarebbe più bastata
era triste che lei esistesse e lui non l'avrebbe mai avuta
un'ingiustizia
si poteva preferirle una ragazza più comune
ma per ragioni davvero meno semplici
lui cercava di starle lontano
perchè lei la sapeva più lunga
avendo vissuto esperienze eccessive
come eccessive erano le sue reazioni
umiliazioni subite in pubblico e vendicate nell'intimo
la volgarità della pubblicità
eppure il sentirsi definita da quelle avventure
e definibile tramite esse
i pericoli scampati
o non completamente scampati
le sue sconfitte dovute più alle sue qualità che ai suoi difetti
ed il marciume di vittorie tutt'altro che finali
lei
infangata e danneggiata dalla bellezza
così diversa dalla nostra specie
come uno struzzo che si aggiri per la piazza
unica persino nella camminata
insinuandosi nelle vite che ci si accorgeva solo allora di quanto fossero state povere prima di lei
per lui valeva la pena di fare qualunque cosa per ottenere da lei un incoraggiamento
la vita diventava più bella con le speranze che lei suggeriva
però non riusciva a capire cosa ci avesse ricavato dal guadagnare quello che era
se avesse voluto, avrebbe potuto essere una ragazza come tante
con i suoi capelli anonimi
la sua fronte non proprio notevole
le ciglia morbide e pesanti che sbattevano quando indagava l'insolito
il naso nobile senza essere altero
la bocca implacabile e disarmante
invece ogni giorno sembrava disegnata ad arte
sussurrando quanta vita si portava dentro
i ragazzi non le levavano gli occhi di dosso
certi ridacchiavano nervosamente
ma tutti si sentivano inadeguati
di fronte alle sue promesse di sentimenti e stupore
e alle sue richieste di cautela nel maneggiarle il cuore
ed anche lui si confessava di ammirare l'incredibile simmetria di quel suo viso
a volte struggentemente appassionato
l'erratico dolore che derivava dal suo essere bella
ma bella per chi
l'occasionale scoppio di gaiezza che provava, sempre perchè era bella
ed il dubbio di lui era che volesse essere bella per se stessa
e questo spiegava il suo essere inespressiva
impassibile
opaca
come se volesse muoversi in incognito
la bellezza era una pietra da cui lei cercava di liberarsi
una bellezza paradossale
appena lui aveva l'occasione di osservarla abbastanza a lungo
pensava io la capisco
con la sua camminata impacciata e scoordinata
e le anche le spalle e i gomiti sempre con qualche livido
perchè urtava contro qualunque cosa incontrasse
e il suo volto, mentre camminava,
scosso da un sussulto nervoso
come i cani che dormono
allontanandosi da chissà quale dialogo
o avventura
o sogno ad occhi aperti
e tutti dicevano chissà cosa diventerà

Nessun commento:

Posta un commento