Caro diario,
abbiamo passato il fine settimana guardando film in streaming su MegaVideo.
Abbiamo cominciato sabato, nel primo pomeriggio, e domenica mattina, intorno alle 2, l'amministratore di condominio ha staccato la corrente direttamente dall'alimentatore principale, e nell'appartamento si è scatenato il panico più totale.
Nei momenti di isteria che colgono le persone quando sono al buio qualcuno ha rotto uno specchio da parete (poi si è scoperto che era stato lui), qualcuno ha nascosto e spento il cellulare di L. (poi si è scoperto che era stato lui) e qualcuno ha tirato un pugno sul naso di lui (poi si è scoperto che era stato lui stesso, ma nessuno di noi ha capito come abbia fatto).
Dopo pochi minuti sentivo il bisogno impellente di rinchiudere in stanze separate lui e B. per evitare che continuassero a saltarsi addosso ed andare a sbattere ovunque. M. era l'unica che condividesse il mio punto di vista, nonostante non capissi dove fosse; tuttavia non era facile individuare quei due, che continuavano ad urtare nel buio.
Dovevamo inventarci qualche altra cosa per distrarli e per arrivare illesi alla mattina, perciò decidemmo di raccontarci storie. Mi è sempre piaciuto ascoltare storie, anche se non credo di essere brava a raccontarne-- certo, ne ho scritte alcune che mi piacciono molto, ma non le farei leggere a nessuno.
Ha cominciato B., ma le sue storie hanno sempre questi noiosi messaggi morali riguardo qualcosa che in quel momento lo infastidisce. Il protagonista, di solito, è sempre studioso e ben educato ed obbediente e cose del genere, ed incontra un personaggio che ha le caratteristiche di ciò che gli da' fastidio; solitamente si riferisce a lui, quando - per esempio - sparisce per una settimana o corre troppo col motorino. E allora l'antagonista diventa 'il principe assente' o 'il velocissimo demone inafferrabile'. Non so se gli altri riescano a cogliere o meno questi messaggi morali, ma sono abbastanza sicura che lui finga di non capire per evitare prediche.
Le storie che racconta lui, invece, sono di difficile comprensione perchè contengono un mucchio di riferimenti a film che ha visto, libri che ha letto, canzoni che ha ascoltato, storie che ha sentito, posti in cui è stato. Un mucchio disordinato di riferimenti in cui è difficile anche riconoscere la componente autobiografica.
Per esempio, ha cominciato a raccontare la storia di un grosso tizio verde che io non sapevo se identificare con Shrek o con una delle tartarughe ninja, ma poi ha detto che aveva una lunga barba marrone e l'alito puzzolente ed ho cominciato ad avere dubbi su qualunque ipotesi mi fosse venuta in mente prima.
Comunque, dopo qualche minuto, la sua linea di ragionamento comincia a precipitare fino al degrado logico:
- ...quindi lo stregone lasciò il paese--
- Ma un minuto fa non era nello spazio?
- Si, però era tornato sulla Terra ed era atterrato nel suo paese natale e poi se n'era andato--
- Come ha fatto? Gli alieni non gli avevano segato le gambe?
- ...beh, aveva un carrettino a motore che si era costruito apposta... poi incontrò una bellissima principessa, che non aveva né poteri né niente, però era bellissima... e lei si innamorò di lui--
- La principessa si innamorò di uno stregone senza gambe che girava in un carrettino a motore ed aveva 50 figli?
- ...beh, lei aveva un grande istinto materno... e quindi lei... no, ne voglio raccontare un'altra.
Abbiamo cominciato ad obbiettare, soprattutto B., che c'era un ordine da seguire, che gli altri stavano aspettando il loro turno e che, al massimo, lui avrebbe potuto domandare di prendere il posto di qualcuno che non volesse raccontare o, alla peggio, aspettare che tutti finissero ed aspettare il giro successivo.
Niente. Stava lui già cominciando a raccontare un'altra storia ancora più sconclusionata della precedente e, quando P. ha sentito che la storia era ambientata a Praga, si è unito a lui per chiedere silenzio ed attenzione.
E questa storia mi ha davvero spaventato. Non perchè fosse particolarmente macabra o avvincente, ma perchè mi ha brutalmente riportato alla mente che non riesco a capire cosa ci sia nella testa di lui.
Ha cominciato a vagare con la fantasia in una maniera priva di qualunque schema discorsivo, fermandosi di tanto in tanto per fornire informazioni di tipo enciclopedico riguardo a fatti della storia che reputava interessanti.
Non riesco comunque a ricordarmi tutto.
- C'era una volta un drago che viveva a Praga... fino al 1990 c'era stato il Comunismo, poi la Rivoluzione di Velluto, chiamata così dai media per il carattere non-violento della protesta... mangiavano un sacco di gulash... carne, cipolle, carote, patate e paprika, però la paprika ungherese non è piccantissima come si crede: in Ungheria non è altro che una varietà di peperone, e infatti 'paprika' significa appunto quello... e in realtà il drago era un varano di Komodo... Komodo è un'isola dell'Indonesia... aggressivo e carnivoro, per lungo tempo ritenuto un animale leggendario... e il principe giunse in Russia a cavallo... era il Medioevo e quindi stava cercando di sfuggire alla peste nera... il varano di Komodo divenne la sua spalla, una specie di scudiero... combatterono un gatto a cinque teste, che aveva gli artigli retrattili come i gatti normali, però aveva anche cinque teste... le vibrisse sono gli organi tattili del gatto e sono distribuite su tutta la parte anteriore della testa del gatto, inoltre sono ricchissime di cellule nervose e perciò gli servono per orientarsi nell'ambiente circostante e per avvertire in anticipo la presenza di eventuali minacce... in realtà la peste nera era un simbolismo per indicare il padre del principe... infine il varano di Komodo diventa zar...
B., schiarendosi la gola, annunciò che stava per raccontare la storia di un 'giovane pastore irrequieto', ma lui cominciò a dimenarsi tutto, dovunque fosse seduto, chiedendo di poter raccontare l'ultima storia. Inutile dire che tutti preferivamo un'altra storia inconcludente a qualche noiosa parabola edificante, ed appoggiammo la richiesta di lui senza essere troppo scortese nei confronti di B., che sembrò comunque non essersela presa eccessivamente.
Quest'ultima storia è stata decisamente migliore delle altre due. Parlava di un villaggio in cui gli abitanti adoravano un clown gigante. Poi decidono di essere troppo cresciuti per continuare ad onorare un dio e, alla fine, un gigantesco pagliaccio di ceramica scende dal cielo e calpesta qualunque cosa si trovi sotto i suoi piedi. A rileggerla sembra un po' strana, ma credo che questa l'avesse in mente da tempo e che avesse aspettato di elaborarla abbastanza bene prima di raccontarla. Lui è stato davvero bravo a raccontarla.
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