2011/11/02

Feniletilamina

Alla vigilia dei duecento interventi su questo blog, non può non venirmi in mente, come un bilancio con tutta la sua divertente contraddittorietà, che questo progetto era nato per essere marginale, temporaneo, un placebo, carta straccia che fino a qualche mese fa ero fermamente intenzionato a cestinare senza ripensamenti nè rimorsi.
Avevo avuto un altro blog, molto più conosciuto, visitato, curato e commentato, che avevo poi cancellato un giorno che decisi di voltare pagina, per non avere niente che mi impacciasse materialmente. Ero molto legato a quel blog perchè fu un utilissimo strumento per mettermi a nudo e conoscermi meglio, e per la prima volta mi sentii accettato da altre persone per le quali quello che ero e quello che facevo erano una sola, piacevole cosa. Per cui, non pensavo veramente che l'avrei semplicemente sostituito spostando piattaforma.

Come sempre accade, invece, le cose si sviluppano in maniera imprevedibile ed i sentimenti riescono a germogliare in qualunque terreno, persino nelle condizioni avverse. Per fortuna.

Forse io stesso, nella mia avventatezza di volere a disposizione un posto dove poter scribacchiare una tantum e senza impegno, avevo dimenticato le potenzialità sia della scrittura sia, in ultima analisi, le mie. Voglio dire che avrei continuato a sentirmi insoddisfatto se mi fossi accontentato di chiacchierare saltuariamente, anzichè desiderare qualcosa di più ricercato com'è mia abitudine. Fa parte di quell'arte di volersi bene che non ho ancora padroneggiato e la cui essenza fatica ad insediarsi nel mio cuore perchè ci sono strati e strati di roccia sedimentata negli anni che può solo scalfire con le mani.

Il titolo del blog, per prima cosa, serve a far presente che io non ho mai creduto in quell'amore minuscolo, un refuso evidenziato in parentesi quadre, quell'insipido amoruccio da reazione chimica che esaurisce se stesso nel giro di qualche mese, quando scema l'effetto inebriante dei feromoni altrui; io sono sempre stato, nell'ordine, vassallo, cantore e paladino dell'Amore puro, che si alimenta grazie a Se stesso, l'aristotelico motore immobile che calamita verso di Se gli innamorati avvicinandoli man mano; che diventa ragione di ogni miglioramento individuale, anche, per la gioia dell'Altro.
E non c'è paradosso nella scelta di una formula molecolare per indicare questa mia tendenza a rifiutare un lasciarsi andare calcolato, un sentimento che non è più sentimento da quando è inquinato dall'eccesso di razionalità.
Quella è la scrittura bruta, ovvero immediata ed inconfondibile, dell'Amore.

Scrissi il mio primo intervento su questo blog due estati fa, era notte ed avevo tre punti sul dorso della mano destra che mi procuravano un dolore lacerante ed acutissimo ogni volta che i tendini si muovevano, e questo accadeva sempre, scrivendo con la tastiera del computer. Eppure, consapevolissimo che senza riposo assoluto la ferita ci avrebbe messo il doppio del tempo a guarire completamente, e che ci avrebbe messo un quarto del tempo a riaprirsi se stuzzicata continuamente, sapevo impiegare il mio tempo solo scrivendo al computer. La mano me l'ero tagliata io, tirando un pugno contro il vetro della porta-finestra della mia stanza, ed ero troppo rattristato per uscire di casa: questo episodio, a suo modo, è stato uno spartiacque nella mia visione della vita familiare.

Oggi non riesco più a stendere completamente il dito medio, e questo mi fa apparire più educato di quanto non sia, ma è un danno permanente di portata veramente ridotta; certo, sarebbe bastato attendere docilmente un paio di settimane, magari mandando a memoria quanto volevo scrivere, ma non rimpiango nulla soprattutto leggendo quei vecchi interventi. Avevo un gran bisogno di non tenermi nulla dentro, ed ho semplicemente preso la decisione che mi avrebbe fatto stare meglio.

Questa terapia sta infallibilmente funzionando; ha i suoi tempi, ma si tratta pur sempre di recuperare un essere umano e non di formattare un hard-disk. Più o meno all'inizio dell'anno decisi che avrei fatto stampare e rilegare gli interventi che più mi erano piaciuti, in modo da poterli conservare, per poi cancellare il blog. Adesso potrei farlo comunque; semplicemente, sarebbe una fatica inutile riaprire un blog ogni volta che mi va di scrivere.
Potrei banalmente dire che non sono cinico, bensì realista; mi limiterò a considerare con piacere che non sono stupido, ma onesto con me stesso.

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