La casa è ancora fredda perchè è sempre fredda, e mi riferisco ad un gelo meno metaforico di quello che irrigidisce i sentimenti dei miei familiari. Fa sempre freddo perchè io accendo la legna nel camino, il vento ricaccia il fumo indietro nella cappa, il fumo riempie la cucina e si diffonde nelle altre stanze della casa, e chiunque entra in cucina, dopo una smorfia di disgusto ed un commento d'obbligo - che di solito comincia con un accorato: 'Madònna-miiiiiiaaaa...' e termina con un'esortazione a constatare che l'aria è effettivamente pregna di fumo - spalanca la finestra per permettere al fumo di defluire all'esterno. Col risultato che, in casa mia, a Dicembre inoltrato, ci sono, oltre al focolare fornito di cassetta piena di legna per le giornate più rigide che prevedono un imprevisto consumo extra di combustibile, dalle due alle tre stufe perennemente regolate sulla potenza media (tranne di notte, quando sono spente) ed una corrente d'aria fredda che attraversa ogni corridoio dell'appartamento, implacabile come mia madre quando fa le pulizie. Io, per quanto non possa che disapprovare, non mi esprimo nemmeno con grugniti di dissenso o intensi sospiri di rassegnazione, perchè sono sempre stato quello che non parla mai, che non batte ciglio di fronte alle lagne e ai rimbrotti di Madre e Sorelle e alle convocazioni di Padre per rinsaldare il rapporto Padre-Figlio attraverso lavoretti domestici.
Cara Dottoressa,
mi spiace di non essere riuscito a farmi leggere più spesso negli ultimi giorni, ma è solo da qualche ora che la situazione si sta lentamente sbrogliando. Intendo dire che mio padre è inchiodato a letto con una febbre a 39 e, dato che non c'è molto che io possa fare al riguardo, ho qualche momento libero prima che si svegli di nuovo.
Mio padre è tornato da qualche giorno dall'ospedale, ed è subito stato evidente che non si sarebbe rimesso in giornata. Madre e Sorelle si sono guardate in faccia ed hanno stabilito che la parola d'ordine dev'essere: 'Collaborazione'. Poi me l'hanno detto, evidenziando la parola 'collaborazione' con un'enfasi tutta particolare che credo stesse per: 'Fatti vedere un po' di più qua intorno'. E questo è il racconto breve di come sono diventato un family man che sbriga le commissioni in giro, fa la spesa al supermercato, va in farmacia, fa la coda alle Poste, controlla che ci sia sempre legna da ardere per il camino, si assicura che le stufe siano accese o spente, cerca piumoni e stufe elettriche, toglie il coperchio alla pentola quando l'acqua inizia a bollire, mentre Madre e Sorelle si prodigano in cure mediche per Padre-- compito che io, d'altronde, non potrei assolvere perchè mi mancano le basi del pronto soccorso. In realtà, credo che non potrei delegare a nessun altro le mie mansioni perchè mi mancano le abilità umane per stare accanto a Padre; mi sento a dir poco sollevato quando non devo far altro che fare cose per ore anzichè assistere Padre senza sapere cosa dire né cosa fare una volta da soli, e credo che ciò faccia di me una persona orribile. D'altro canto, mi sembra probabile che il mio instancabile andare avanti e indietro sia il mio modo di essere premuroso, disponibile vicino a Padre malato, di fare la mia parte se proprio non sono capace di dedicare del tempo di qualità all'infermo. Bel premio di consolazione di merda, eh?
Però poco alla volta impazziremo. Ne sono sicuro.
Stamattina, mentre Padre dormiva in cucina ed io studiavo lì per essere presente in caso di bisogno, Madre mi ha incaricato di badare anche alla pentola dove ribolliva il brodo vegetale, uno stufato di non-so-cosa che io non sono uso mangiare, poi è salita a stendere ad asciugare i panni dopo il lavaggio in lavatrice. Padre si è svegliato per un momento e mi ha chiesto di spegnere la ventola che aspirava il fetore proveniente dai fornelli (scaricandolo chissà dove... forse nelle falde acquifere di un Paese del Terzo Mondo) perchè il rumore impediva di riposarsi; così ho fatto. Dopo una decina di minuti Padre mi ha domandato, col tono stanco con cui si pronuncia un rimprovero ripetuto per anni: 'Perchè hai chiuso la ventola? Non senti che c'è una puzza che non si respira?'.
Ieri, invece, mio zio è passato per casa a fare visita a Padre. Una volta risposto al citofono, ho domandato ai coniugi come comportarmi: Padre era in grado di ricevere una visita, o dovevo chiedere a mio zio di ritornare in un altro momento? E mio zio era a conoscenza del ricovero di Padre, o dovevo inventare una scusa per tenerglielo nascosto? Padre, stoicamente, ha deciso di rispondere lui stesso al citofono nonostante le proteste di Madre affinchè restasse sdraiato e lasciasse a me l'incombenza (senza, peraltro, spiegarmi cosa dovevo annunciare). E, quando Padre è andato al citofono, Madre mi ha urlato addosso che avrei dovuto parlare a mio zio affacciandomi al balcone! Anche se Padre gli stava già rispondendo per conto suo! Anche se non mi era stato ancora detto cosa riferire!
Prima di pranzo, ancora, ho fatto un'altra scorta di legna per il focolare, pensando bene, stavolta, di riempire un po' di più la cassetta, anche se sarebbe stata più pesante da portare da solo, affinchè durasse quantomeno fino a sera. Reggere una cassa piena di legna fino a scoppiare e contemporaneamente aprire e chiudere una porta non è uno scherzo; nel tirarmi dietro la porta col piede, si è chiusa con un rumore molto forte. Sorella è apparsa col viso rosso per l'emozione e mi ha detto seccamente, trattenendosi dal graffiarmi la faccia a sangue, di fare più silenzio, e si è di nuovo ritirata negli appartamenti interni per confortare Padre. Non dico che avrebbe dovuto aiutarmi a trasportare la cassa in cucina ma, ecco, avrebbe potuto.
E ci sono determinati frangenti in cui mi spiego come mai Padre era impassibile, al limite del menefreghismo, quando Madre e Sorelle litigavano e lo chiamavano a giudice. La storia è che ieri sera, sul tardi, Sorella l'Altra era al telefono con un'amica per la rituale chiacchierata che sancisce la fine del giorno; improvvisamente è corsa nella camera di Padre e Madre urlando che Madre stava origliando la telefonata col cordless, e che Madre, sentendola arrivare, aveva solo finto di riporlo sul comò come se fosse nuovo, appena comprato. Padre lamentava non meglio precisati dolori, Sorella l'Altra accusava Madre di origliare le sue telefonate e reclamava il cordless per assicurarsi dell'inviolabilità della sua privacy, Madre ribatteva che non stava affatto origliando la telefonata (sebbene ci siano stati, è vero, dei precedenti che potevano dare a Sorella l'Altra il diritto di dubitare), che non aveva affatto fatto finta di posare il telefono e, intanto, la cornetta del telefono fisso pendeva dal mobiletto, muta e vigile. Ho risposto, chiedendo se poteva, per favore, richiamare più tardi (senza sapere chi fosse, ma mi è sembrata una ragazzina), ed ho cercato di dipanare la matassa facendo leva sullo stato pietoso di Padre, che gemeva inascoltato, convincendo Sorella l'Altra che era necessario che il cordless restasse nella stanza da letto dei coniugi, in caso di un'improvvisa telefonata d'emergenza, e facendo notare a Madre che Sorella l'Altra aveva, purtroppo, tutto il diritto di dubitare della sua buona fede. Una volta ritiratesi le parti, ero sfinito. In passato, quando queste tenzoni degeneravano nel lancio di oggetti fino al più deplorevole contatto fisico, avevo elaborato una mia personalissima tecnica per calmare di botto gli animi: prendevo il più vicino oggetto fragile - sedia, piatto o specchio che fosse - e lo scagliavo a terra violentemente. Ammetto che, da un punto di vista meramente economico, non è la soluzione migliore per pacificare una lite, ma funzionava. Si fermavano, smettevano di litigare e, magicamente, si rivolgevano a me chiedendomi 'perchè cazzo l'avevo rotto'. Avreste dovuto vedere. Fatta una certa età, mi sono reso conto che avrei dovuto piuttosto cercare di non lasciarmi prendere la mano ed intervenire in un altro modo. Esercitando l'autorità di paciere con un distacco olimpionico, che lasci entrambe le parti soddisfatte e restie a ricominciare, a meno di intraprendere un dialogo pacato. Però, di nuovo, ammattirò presto. Finora, funziona. In entrambi i sensi.
Ecco, Dottoressa. Adesso, sapete.
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