Evitare determinate risposte - o, che è lo stesso, rispondere in maniera avventata ed approssimativa - vuol dire non attribuire sufficiente considerazione alla serietà della domanda, oppure non comprendere la sua portata nell'ambito di un contesto più grande. Nell'Hagakure si racconta che gli antichi, il modello comportamentale per eccellenza, prendevano una decisione nell'arco di sette respiri: a mio avviso, questo insegna sia che le cose veramente importanti vanno ponderate per un periodo che non sia né troppo lungo, di modo da non indugiare e temporeggiare in dubbi e paure, né troppo breve-- più siamo incauti, più imprevedibili ed ingestibili diventeranno le conseguenze; sia insegna che non si può scappare per sempre: i sette respiri che si frappongono fra noi e l'attimo fatale non sono un diversivo, ma l'ultima occasione di raccoglimento e di lucidità. Nel Bingfa è caldamente consigliato di non sperare che il nemico non si presenti al combattimento.
Perciò, se da una parte spero che nessuno più mi domandi: 'A quale delle tartarughe ninja ritieni di somigliare di più?', non posso negare di sentirmi anche intrigato e spronato, quantomeno, ad analizzare la situazione e, alla luce di quanto scritto nella prefazione, non è affatto esauriente rispondere: 'Io? Mi sento molto Leonardo, però mi comporto da Michelangelo, ma certi giorni mi rendo conto di somigliare un sacco a Donatello e sotto certi aspetti io e Raffaello siamo identici'. Preferisco di gran lunga non caricarmi dell'onere di terminare quest'intervento con una risposta decisiva, mi accontento di non tralasciare nessun particolare senza creare aspettative. Le mie fonti saranno i comics editi dalla Mirage, il gaiden di TigerFog e, per pertinente che possa essere, il film del 2007.
Leonardo.
Secondo il canone, è il maggiore dei quattro fratelli (sebbene l'età non venga mai specificata nemmeno per gli altri tre). Viene indicato come il leader in carica del gruppo, designato dal Maestro Splinter per via del suo impegno assiduo negli allenamenti-- in special modo le sessioni di meditazione che hanno lo scopo di coltivare e sviluppare il lato spirituale piuttosto che quello meramente fisico. Leonardo è completamente votato alla Via del Guerriero: lascia che sia la disciplina del Bushido ad ispirare le sue azioni ed attorno all'onore ruota la sua intera esistenza. Tra tutti e quattro è quello che risulta più antipatico al grande pubblico: è spocchioso, è serioso, è autoritario, è troppo sicuro di se, è troppo rigido, troppo apprensivo. Credo che la parola-chiave per riassumere Leonardo non sia 'onore', bensì 'sacrificio'. Sin dalla più tenera età, in virtù della sua indole ubbidiente nei confronti di suo padre e protettiva verso i suoi fratelli, questi ultimi sono stati affidati alla sua custodia, affinchè, vigilando su di loro, imparasse quanto prima ad essere la guida migliore. A Leonardo è stata rubata l'infanzia, e gli è stato restituito il fardello - pesante ma necessario, necessario ma pesante - di dedicarsi completamente alla ricerca della perfezione al fine di essere del miglior aiuto possibile per gli altri. Leonardo non è un leader, è un fratello maggiore; non è responsabile, è schiacciato dalle responsabilità: il minimo fallimento lo annienta, perchè compromette tutti gli sforzi sofferti e nullifica il valore di ogni traguardo raggiunto. Leonardo deve rispondere anche del comportamento dei suoi fratelli, ed ogni loro errore è un doppio errore da parte sua; ogni loro passo falso tradisce la sua incapacità di essere in grado di dare l'esempio. Questo tormento non ha fine neanche quando, durante l'adolescenza, le quattro tartarughe ninja riescono finalmente ad uccidere Shredder: finalmente spezzata la catena di vendette a cui li aveva condannati Splinter, i quattro possono finalmente cercare di realizzarsi nelle passioni e negli interessi che erano gradualmente emersi negli anni precedenti. Leonardo, tuttavia, non può. Non gli è mai stato permesso di dedicarsi a qualcosa che non fosse il Ninjutsu, non conosce altro, non ha hobbies, non ha svaghi. E' il leader di un gruppo in cui ognuno ha deciso di prendere la sua strada; è un'arma sopravvissuta alla guerra che ha vinto. Questa crisi esplode in tutta la sua disperazione quando Leonardo è temporaneamente accecato da un ninja nemico: cos'è un guerriero, se non lotta? Se lui lanciasse le sue katana dal tetto di un palazzo, che cosa diventerebbe? Che differenza passa tra lui e le sue katana? E' questo che è, nient'altro che un oggetto? E tuttavia, nel momento in cui desidera soltanto suicidarsi lanciandosi nel vuoto con le sue due katana, riemerge, in una scena di una tristezza infinita, il suo lato altruista ed avveduto: non può uccidersi, perchè questo rischierebbe di compromettere il segreto dell'esistenza della sua famiglia, e lui non può essere così egoista da metterli in pericolo per soddisfare un suo desiderio. Se c'è una cosa che non gli si può negare, è che Leonardo ha un carattere forte ed indomito, forgiando uno spirito invincibile che non si tira indietro neanche di fronte a quelle sfide che appaiono spaventosamente impossibili: in un episodio successivo alla sua guarigione, Leonardo viene inviato dal Maestro Splinter alla ricerca dell'Antico, un leggendario maestro ninja la cui insondabile saggezza dovrebbe sicuramente acquietare l'animo agitato di Leonardo. Durante tutto il suo viaggio, Leonardo affronta, senza mai rendersene conto, come nel film Dragon, tutti i suoi demoni e le sue paure, combattendo senza un attimo di tregua contro dei nemici che, in definitiva, vogliono da lui soltanto una cosa: che accetti i suoi limiti, che accetti di non essere in grado di essere sempre ovunque per tutti. Il nemico finale, in particolare, gli riporta alla mente le visioni dei suoi fratelli che stavano per morire dissanguati in seguito alle ferite inflitte loro da Shredder quando lui non era riuscito a batterlo in un primo momento; in preda a sensi di colpa sempre più laceranti, Leonardo urla che aveva fatto tutto quello che poteva, che non c'era nient'altro che avrebbe potuto fare, e colpisce al volto l'avversario, che rivela la sua vera identità: egli stesso. E' questa la grande lezione dell'Antico: il peggior nemico è quello che sa come impedirti di provare felicità.
Michelangelo.
E' sufficiente dire 'party dude' per rendersi conto di com'è recepito il personaggio. E di quanto è amato: negli anni Novanta il marchio e l'immagine delle Tartarughe Ninja erano legate a lui, che in quegli anni parlava abusando di espressioni colloquiali e gergali, e la sua attitude sciolta e disinvolta da surfista californiano ammaliava i più piccoli, e secondo alcune teorie che giravano tra i ragazzi più grandi, mai confermate nè smentite ufficialmente, faceva largo consumo di marijuana o birra. Viene considerato il più piccolo dei quattro fratelli per via del suo essere zuzzurellone, sempre in vena di scherzare, negli anni Novanta semplicemente infantile, quando non proprio un perfetto idiota che fa roteare un paio di nunchaku. Io credo che Michelangelo sia forse il più maturo tra tutti i suoi fratelli. Secondo una mia personale teoria, da piccolo era depresso: l'ipotesi non è da scartare a-priori, dato che la sua famiglia viveva nelle maleodoranti fogne di New York, inizialmente senza luce elettrica ed acqua corrente e quasi sicuramente senza avere di che mangiare a sufficienza. Si è fatto quindi carico di tirare su il morale di tutti, di rilassare l'atmosfera attraverso le sue battute sempre pronte, i suoi adorabili dispetti, il suo ottimismo inesauribile. E' più adulto di quanto non si veda, o di quanto lui non voglia far intendere: durante l'inverno passato a nascondersi nei boschi, nella casa disabitata della nonna di Casey Jones, in seguito al tremendo attacco di una legione del Piede comandata da un redivivo Shredder, Michelangelo attrezza una zona del granaio come una palestra, e passa le giornate allenandosi furiosamente, colpendo con rabbia il sacco da boxe improvvisato, fin quasi a distruggere le stesse pareti dell'edificio. Non è esattamente la reazione che ci si aspetterebbe da uno che dovrebbe essere il più fragile del gruppo. La verità è che Michelangelo è pieno di energia fino a scoppiare, è iperattivo, si lancia nelle risse per sfogarsi, è verissimo, ma per divertirsi prima di tutto; il suo è uno stile di combattimento non-ortodosso, fatto di acrobazie, movimenti repentini, che prende alla sprovvista qualsiasi avversario e, di nuovo, è la prova della sua grande creatività ed inventiva. La sua curiosità inesauribile lo porta ad annoiarsi rapidamente se non trova continuamente nuovi stimoli, e Splinter ha cercato di rimediare al suo deficit di attenzione assegnandogli come arma i nunchaku, che richiedono molta attenzione e concentrazione quando vengono usati per evitare di colpire se stessi. L'unica attività in cui Michelangelo riesce con successo ad incanalare la sua creatività è la scrittura: in un arco di storie riesce addirittura a far pubblicare i suoi racconti sotto lo pseudonimo di Michaelangelo Buonarotti [sic], ed è un grande successo editoriale sebbene tenga celata la sua vera identità. Ci ricordiamo che Michelangelo è il più piccolo dei quattro fratelli tutte le volte, e non sono poche, in cui mostra il suo grande cuore: una sera di Natale in cui riesce finalmente a vedere per la prima volta la neve, si imbatte in un gatto randagio dal pelo arancione che trema di freddo nell'oscurità di un vicolo; decide di adottarlo e di chiamarlo Klunk, e lo nasconde all'interno del suo giubbotto per portarlo con se nel negozio di giocattoli che vuole visitare. Tempo dopo, Klunk viene investito da una macchina ed è agonizzante quando Michelangelo lo porta di corsa da un mago che vive in una discarica per scongiurarlo di salvargli la vita. Il mago spiega a Michelangelo che questo può essere fatto solo in cambio della vita di un altro gatto, e Michelangelo trova, non lontano, un altro gattino randagio. Sulle prime è davvero convinto che sia giusto eseguire questo scambio - dopotutto, si tratta solo di un insignificante randagio di cui nessuno noterà la mancanza perchè 'nessuno lo ama' - ma poi, in una sequenza straziante, realizza che non è giusto perchè ogni vita ha lo stesso, incommensurabile valore: Michelangelo non può far altro che stare vicino a Klunk nei suoi ultimi momenti, salvo poi scoprire che il gatto randagio è in realtà una femmina, che sta dando alla luce i cuccioli di Klunk.
Donatello.
Lo 'scienziato' del gruppo, né più né meno che un genio. Soprattutto nelle fanfic e nelle fanart, Donatello viene rappresentato come il più introverso, il più timido, di costituzione fisica deboluccia, più a suo agio nel proprio laboratorio, da solo, a dedicarsi per ore a smontare e rimontare hardware che ad allenarsi con i suoi fratelli. In origine, tuttavia, Donatello venne nominato leader-in-seconda esattamente grazie alla sua estrema intelligenza che lo porta ad essere analitico e strategico anche più del necessario: non di rado è stata offerta la poco lusinghiera immagine di un Donatello freddo, cinico, asociale, calcolatore, manipolatore; Donatello è decisamente razionale, affidandosi alle risorse che la sua mente riesce ad individuare, elaborare ed impiegare. Il fatto stesso che Splinter gli abbia assegnato un bastone di legno come arma rivela un'indole non-violenta, una personalità più propensa al ragionamento che all'agire spontaneo, anche se il modo di combattere di Donatello risulta massimamente fluido e tecnico, sicuramente il risultato di un accurato studio. Possiede una vastissima cultura, oltre che in informatica, in elettronica, in meccanica, in chimica, ed è di nuovo lui che cura e sutura le ferite più gravi che lui e i suoi fratelli riportano. Il problema di Donatello potrebbe essere un rifiuto della realtà che diventa sempre alienante quando si immerge nella realtà virtuale, nonostante le paterne ammonizioni di Splinter. Donatello sembra semplicemente rassegnato a vivere una vita che non lo soddisfa completamente. In una vecchia miniserie a lui dedicata, Donatello incontra il famosissimo disegnatore John Kirby ed entrambi vengono trasportati in un mondo di fantasia, grazie ai disegni di Kirby che prendono vita, e Donatello ha la possibilità di vestire i panni dell'eroe che, per una volta, non passa inosservato.
Raffaello.
Quella che sembra essere la più amata delle tartarughe ninja non ha, a mio avviso, niente di più rispetto ai suoi fratelli. E' stato proposto, con successo, come modello di adolescente ribelle ed arrabbiato, malinconico e traboccante di inquietudini, violento ed insicuro. Per meglio controllare il suo caratteraccio, Splinter gli assegna come arma i sai, che sono principalmente uno strumento di difesa, il cui uso è inteso per disarmare l'avversario, nonostante l'impiego più che brutale da parte di Raffaello. Lo vediamo costantemente impegnato a sollevare pesi per irrobustirsi nonostante la sua muscolatura già possente, e senza dubbio essere forte lo aiuta a sentirsi sicuro di se. Lui è la 'testa calda' del gruppo, il figlio problematico, il fratello che da preoccupazioni, costantemente in competizione per essere il leader nonostante (e per rimediare a) la sua consolidata fama di essere inaffidabile. E' insofferente alla vita nelle anguste fogne: più volte è sgattaiolato in superficie, anche contro la volontà di Splinter, per mescolarsi agli umani indossando un cappello ed un lungo cappotto e non sentirsi emarginato dalla società. Raffaello, benchè sia profondamente attaccato alla sua famiglia, soffre estremamente di solitudine: spesso si emargina dal gruppo per punirsi della tensione che porta in casa, ed è stato anche ipotizzato che le ferite di cui è continuamente coperto non siano semplicemente dovute ai continui combattimenti che ingaggia col Piede, ma che se ne autoinfligga in risposta allo stress. Combatte in modo diretto, quasi senza alcuna eleganza, come a voler sprecare il minor numero possibile di momenti in cui è legittimato ad essere violento senza inibizioni. Eppure, se da una parte c'è una furia cieca, dall'altra c'è un adolescente confuso. Vorrebbe far parte del mondo sotto cui è costretto a vivere, ma sa che verrà sempre rifiutato da tutti; la sua paura degli insetti, che in ultima analisi è una paura del contatto intimo, potrebbe avere origine da questo. Oltre ad April O'Neil e Casey Jones, che comunque finiscono per far parte della famiglia, riuscirà a stringere amicizia con un'anziana signora cieca che una notte lo accoglie in casa scambiandolo per il figlio dei vicini. Nel gaiden di Tigerfog è proprio lui che si impone di tentare di mantenere un legame tra i suoi fratelli dopo che questi hanno deciso di separarsi: la sua cocciutaggine e la sua costanza daranno più risultati della sua completa inattitudine a sobbarcarsi di questo compito.
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