2012/04/24
L'uomo dagli occhi di cielo
Erano quasi le due di notte quando squillò il cellulare, ed era Fernanda. Non sapevo nemmeno che avesse il mio numero, ed immaginai che stesse per arrivarmi qualche scocciatura dal lavoro. Risposi, ed in realtà era mortificata per avermi svegliato a quell'ora ed aveva difficoltà a trovare le parole per chiedermi il favore di cui aveva bisogno. La conoscevo per il suo carattere forte, e sentirla così sofferente mi prese al cuore. Kerouac aveva fatto l'intervista quella sera, mi disse, ed era andato via da un paio d'ore buone; il guaio era che... dovevo andare a vedere di persona, potevo? Maledissi e smadonnai per un paio di minuti mentre mi infilavo una tuta ed un paio di scarpette da ginnastica e ricominciai a lanciare bestemmie quando mi accorsi che quella doveva essere la notte più fredda dell'anno. Venne ad aprirmi proprio Fernanda, e per fortuna aveva caffè e cioccolata calda in due bicchieri chiusi col coperchio che emanavano vapore; le chiesi come stava, se era tutto ok, immaginando che si trattasse di lei, poi pensai che io e lei non avevamo mai avuto un rapporto personale così stretto da farle venire in mente il mio nome in caso di un bisogno di qualunque tipo, fosse anche stato il sostegno emotivo per una delusione d'amore. Fernanda si sedette con aria stanca e portò una mano alla fronte come per mantenere la testa dritta, chiamò Dio a testimone e mi disse che il tecnico del suono era un incapace ed io capii che stava cercando di lusingarmi per costringermi ad accettare: lei la sapeva lunga, io non ero da meno, ma nessuno dei due dava segno di averlo capito anche se era vero esattamente il contrario. Mise le carte in tavola e disse che non c'era nessuno che di sua conoscenza che parlasse l'inglese come me, ed era vero. Mi spiegò che Kerouac era venuto all'intervista ubriaco come un marinaio la sera della vigilia della partenza, ed aveva continuato chiedere da bere rifiutandosi di spiccicare una sola altra sillaba senza un bicchiere pieno d'alcool in mano, gesticolando come un napoletano al mercato, ed il risultato era che dall'audio della registrazione non si capiva un accidente di quello che stava dicendo, lei stessa aveva portato a termine quell'odissea appigliandosi ad una parola ogni tre cercando di formulare una domanda di senso compiuto da inserire coerentemente in quell'accozzaglia di risposte dal senso dubbio. Guardai Fernanda, che non mi guardava e sembrava aver perso il coraggio di guardare le cose, e la sua afflizione mi commosse. Le chiesi come potessi darle una mano, se potevo, e lei quasi vergognandosi mi chiese di riguardare e riascoltare insieme tutto il video per poterci almeno inserire dei sottotitoli in italiano. Quello che in pratica mi stava chiedendo era di decifrare ogni singola parola che quell'americano franco-canadese aveva articolato probabilmente senza rendersene nemmeno conto, ma ormai la mia notte era rovinata, però io avrei potuto dormire l'indomani pomeriggio mentre a Fernanda questa cosa serviva urgentemente. Ci sedemmo e riavvolgemmo il nastro. Non mi sono mai commosso tanto per un'altra persona. Questo qui, dissi a Fernanda, è l'uomo più infelice del mondo, e lei annuì a tanto dalle lacrime e disse che secondo lei era l'uomo più triste che avesse mai conosciuto. Era uno venuto dall'estero per farsi intervistare, e non aveva saputo resistere all'urgenza di bere fino ad ubriacarsi, neanche preoccuparsi della figura che ci poteva fare. Durante l'intervista non era riuscito ugualmente a trattenersi, doveva bere per forza, e Fernanda mi disse che non aveva avuto il cuore di assecondarlo fino in fondo, e prese un bicchierino giallo e lo riempì d'acqua e passò del whiskey sul bordo col dito e Kerouac continuò a bere bicchieri d'acqua e nemmeno se ne accorse, aveva un bisogno compulsivo di bere e non capiva nemmeno più cosa stava bevendo. Però quel maledetto aveva degli occhi così azzurri che non ci credevo nemmeno io, e più volte fermai il video per toccare lo schermo e chiedere a Fernanda se fossero veri, se non avesse delle lentine o altro, e lei sorrideva scuotendo la testa, sempre ad un passo dalle lacrime, e diceva con un filo di voce che quelli erano proprio i suoi occhi e non ci si credeva. Ad un certo punto, mise la mano sul braccio di Fernanda e, mettendola a fuoco le domandò perchè l'aveva fatto venire, lei che non beveva, non fumava e non si drogava, cosa pensava di avere a che spartire con lui, e mi accorsi che era commosso. Per via di tutti quegli stronzi per i quali lui era un'icona soltanto perchè era un alcolizzato cronico, che erano contenti quando si ubriacava disperato fino a ricordarsi di nuovo di piangere. Ed io provai ad ascoltare il mio cuore per ritrovare forza nel suo battito ed invece sentii solamente un buco nero e vuoto, e rimasi in silenzio per un sacco di minuti. Passammo il resto della notte riempiendo fogli di possibili interpretazioni di quei geroglifici sonori, e venti minuti dopo l'alba Fernanda aveva la trascrizione completa e corretta dell'intervista. Mi accompagnò giù in strada, era raggiante quanto glielo permetteva la sua stanchezza, e mi tese la mano per salutarmi. Io gliela strinsi, e poi la abbracciai, e lei non fece altro che abbracciarmi a sua volta perchè tutti e due volevamo scappare da quella solitudine, quella desolazione che Kerouac ci aveva rivelato, quel dolore che volevamo tenere lontano, quell'avvilimento che volevamo sentire ancora troppo lontano per lasciare un segno così profondo anche su di noi.
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