Una persona che ho avuto la fortuna di conoscere anni fa ebbe a dire, con la dizione più chiara che la sua 'r' moscia gli permetteva: 'L'unica cosa che voglio sono due settimane ogni quattro anni senza scocciature. Sto chiedendo troppo?'.
Opportunamente decontestualizzata, tradotta e ripulita dalle oscenità; ma non è quello che vorremmo tutti?
Con il bus che parte tra meno di una trentina di minuti, vorrei silenzio da parte di tutti per capire perchè viaggiare in bus non è come viaggiare in treno. Sto esplorando l'ipotesi secondo cui è perchè col treno si coprono distanze maggiori, ma è chiaro che non avrò la tranquillità che mi serve per continuare ad esaurire questo pensiero. In Croazia - meditando in zazen, per la prima volta con gli occhi aperti - ebbi l'intuizione che non è la natura degli stimoli esterni azzittirsi per agevolarmi, bensì deve essere forte la mia concentrazione e solida la mia disciplina a non farmi distrarre. E adesso non sono altro che un moccioso capriccioso che vede soprusi e dispetti nelle coincidenze. Pazienza, mi dico. Vorrei avere nell'mp3 qualche morbido sottofondo musicale di quelli che conciliano il sonno, che incoraggiano discussioni pacate e dialoghi profondi, ma ho solo centinaia di megabyte di canzoni da party-dude, scatenate e catchy, il promemoria che crea ricordi da richiamare al momento di fare casino. Al ristorante dove lavoravo mi chiamavano 'Piroetta' perchè superavo gli scalini saltando, con due o tre piatti in mano, e schivavo clienti e camerieri scattando in agili contorsioni, come se stessero cercando di placcarmi. E poi scrivo sempre, da sera fino a notte, come una patologia. Le parole, il corpo. Se apro bocca, fatico ad esprimere le parole in attesa di essere suonate. Se stringo le gambe, si toccano le ginocchia e non le cosce. Se avessi imparato a trovare sollievo nelle bestemmie.
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