Basta. 'Mi arrendo', pensai scoraggiato, 'Via carta e penna'. Giurai che sarei tornato a scrivere non appena il gatto se ne fosse andato: per quanto mi riuscisse di ignorarlo, sentivo avvicinarsi il momento in cui sarebbe salito sul tavolo ed avrebbe cominciato a strusciarsi sotto il mio naso. 'La prossima volta m'inventerò una scusa e non lo farò entrare', tanto ero stanco di questo suo comportamento.
Quell'insopportabile continuava a distrarmi con ogni mezzo: dissertava su Klimte e Frida Khalo citando degli aforismi che, a suo dire, loro avevano sicuramente pronunciato, apriva e chiudeva il rubinetto del lavandino per pulirsi continuamente le zampe che, così pareva, si sporcava in quel modo intollerabile solo passeggiando sul mio pavimento.
A sentir lui, era inutile portare a passeggio i cani. Odiava i cani. I gatti, diceva, dovrebbero essere considerati i migliori amici dell'Uomo, perchè capiscono l'altezza: anche gli esseri umani sono alti e, quindi, i gatti sono più affini a loro di quanto non lo siano i cani. I gatti sanno raggiungere tutte le varie altezze che esistono e, grazie a questo, abbracciano il modo di pensare degli esseri umani-- vedono meglio la Vita perchè hanno accesso ad una visione più ampia del mondo. I gatti non sono, insomma, tronfi opportunisti ma animati - nel senso più alto della parola - da un'orgogliosa consapevolezza del proprio valore.
Mi racconta anche di un antico mito egiziano, secondo cui sin dall'alba dei tempi i topi - bazzicando volentieri l'ambiente domestico - si considerano pari degli esseri umani; i cani, invece, da quando sono stati addomesticati guardano agli esseri umani come a delle divinità la cui forza di volontà è onnipotenza meravigliosa e terrificante insieme.
Soltanto i gatti si tramandano ancora, generazione dopo generazione, cucciolata dopo cucciolata, la vastità dell'importanza di restare indipendenti dall'Uomo e di non legare eccessivamente con Esso, di non lasciarsi assimilare ad una mansione concernente i Suoi ritmi né piegare al ruolo di dettaglio-satellite.
'Un gatto non deve mai diventare una luna', recita un modo di dire gattesco, e lo modulò in un miagolio gradevole e penetrante come una specie di inno patriottico.
Dei cani, invece, diceva che sono fatti per stare in basso e guardare dal basso. Questa non è vera fedeltà, come pretenderebbe una certa propaganda, perchè non sgorga sincera da una disposizione d'animo: non c'è scelta nell'essere meschini, umili; non è un valore comportarsi nell'unico modo che si conosce.
Ha un bel dire, lui che ha tutto quello che vuole, che non dovrei concedere la stessa gioia a nessun altro che non se la meriti. Ma chi è che non merita di sognare, seppure per illudersi? Gli scenari fuorvianti di un mondo perfezionato sono poi così pericolosi? Allo scrittore di un libro su un ragazzo schizofrenico domandai perchè ci affanniamo a voler curare a tutti i costi i malati mentali, che si sono ritirati in una zona franca lontani da una Società che li aborrisce, che ne è disgustata: la vera schizofrenia non è fare il possibile per reinserirli in un mondo straripante di difetti, oggetto delle nostre lamentele, ai cui cavillosi tranelli noi stessi per primi cerchiamo impotenti di sopravvivere?
E' veramente preferibile - leggasi 'sopportabile' - sapere tutto? In Watchmen il Gufo, appena rispolverato il costume in kevlar da eroe mascherato con tanto di mantello ed i buoni sentimenti a buon mercato, deve come prima cosa accollarsi il segreto di un piano per uccidere milioni di persone al fine di salvarne miliardi, e sostenere questo macigno, conviverci in silenzio per il resto dei suoi giorni. Questo lo trasformerà in una persona migliore? Renderà poeticamente più sublime la sua sofferenza?
Pensavo a queste cose, e mi girai verso il gatto.
Stava mangiucchiando le mie patatine fritte, usando i miei tovaglioli per pulirsi il musetto dai granelli di sale che si attaccavano alle vibrisse.
Mi è piaciuto veramente molto
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