Ci trovammo adagiati sul divano della sala, nella penombra di azzurro saturato dal televisore lontano. Lievemente esuberante le dissi che restare soli è sempre stata una prova dura, ma che quella non mi sembrava la serata adatta per confrontarmi con la solitudine.
Potevamo coalizzarci contro di lei.
Sorrise senza lasciar trapelare niente, non ce n'era bisogno, e mi alzai per lasciarla sola, senza salutarla, per non disturbare.
Mi chiese dove sarei voluto scappare, se avessi potuto, e io le spiegai che ero stanco di scappare e rifugiarmi e perdere metri in continuazione, ma avrei desiderato più di ogni altra cosa stare a Tallinn.
Perchè, e dov'è, sono cose che non volevo perder tempo a spiegarle.
Né riesco a raccontare il dolore prodotto dalle carezze di mani che non conoscevo.
Non era niente che somigliasse all'amore, all'affetto, all'attrazione, ma era solo avidità, disperazione.
Eppure ero incapace di annullare istinti così violenti, come se stessi cercando di sopravvivere.
Di resistere e non morire.
Nemmeno un porno potrebbe documentare tanta assenza di volere.
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