Quel sorriso che era tutto per te e che non hai visto o hai scelto di non guardare-- ma partiamo dall'inizio, per quanta differenza possa fare. Se questa fosse la recensione di un'antologia, scriverei un sommario di quello che ci si può trovare, senza lasciare andare il lettore con la delusione spiccia di aver già letto tutto senza averne provato emozione. Perchè, se vi piace questo genere di cose, qui ci sono ebbrezza da sambuca, una maratona di ballo che non finisce nemmeno dopo una notte intera, rabbiosi sbalzi d'amore, e un parcheggiatore abusivo che mi ha lasciato dormire in macchina senza pagare la sosta. E ragazze a cui non ho detto un sacco di cose. Ecco, questo sarebbe un bell'incipit, di quelli che si stampano sul retro del libro, un riassuntino semplice, non troppo verboso, né lacunoso, senza promettere colpi di scena perchè, anticipandoli, si svuotano di qualunque carica emotiva e non si può cogliere di sorpresa qualcuno che sa già cosa aspettarsi. Come un corteggiamento fatto come si deve.
Ci vorrebbe una premessa, una cronaca snellita e velocizzata delle settimane precedenti, l'antefatto della mia vita da un punto B ad un punto A relativamente non troppo distante nel tempo negativo. Forse non è così importante, il fascino di una storia non dipende da quello che è avvenuto prima di essa, così acquista solo più senso, e qui non c'è niente di così misterioso da richiedere flashback. Mi piace ballare, ecco tutto, e c'è un locale dove, almeno una volta al mese, organizzano delle maratone di ballo dichiaratamente ispirate a Non si uccidono così anche i cavalli? di Sydney Pollack, inoffensive ed innocue, un passatempo censurato di ogni rischio non calcolato, un'apnea in sogno prolungata fino ad oltre la volontà di svegliarsi. E, prima che iniziasse la maratona di questo mese, lei era là, il mio ultimo bacio, mentre bevevo sambuca e sfogliavo in senso orario pagine di un libro a caso come fossero le lancette del Tempo. Il mio ultimo bacio comparve senza preavviso, come un crampo nel petto, e mi salutò con un sorriso assoluto che mi squarciava dentro quanto più le labbra scoprivano i denti. Quanto è bella. Ricambiai come un idiota meccanico, vale a dire che non la strinsi a me baciandola sulla bocca ma le diedi la mano come ad un superiore durante una cena di lavoro. Aprii mentalmente il questionario e cominciai a chiedere, sperando che soffiare una conversazione sulle nostre braci spente mi distraesse dal concentrarmi unicamente su una via di fuga, che mi tentava assicurandomi che non ci sarebbero state conseguenze. Lei è arrivata da pochi minuti, è in compagnia di qualcuno che non capisco chi è e nemmeno dov'è, anche se con la testa seguo vagamente il braccio che mi indica una direzione o un punto preciso, perchè in quel momento tutte le mie risorse sensoriali si sono coalizzate per analizzare la risposta, e finchè è teso guardo il suo braccio che è bellissimo, e anche il suo vestito è bellissimo, e anche il suo rossetto. E io, mi sono iscritto alla gara? Si, ma per adesso partecipo da solo, e mi sembra una risposta sfortunata che ha bisogno di troppe spiegazioni, e quelli che devono dire troppe parole per farsi capire sono degli sfigati, e stasera lei è venuta con qualcun altro, è qui nello stesso posto dove sono io e non ha chiesto la mia compagnia. Ma ci rivedremo dopo, dico come se niente potesse rendermi più felice, ipocrita, come se ''dopo'' non sia una parola che indica un momento sbagliato.
Chiamavo il ritmo a gran voce, volevo sapere cosa fare, cercavo di scuotermi, di scrollarmi i pensieri di dosso, di trovare la frequenza la vibrazione dell'umore adatto, di resistere all'SOS del mio istinto di autoconservazione della sanità mentale che mi supplicava di andare a sopravvivere altrove. Il mio ultimo bacio era da qualche parte davanti a me, poco lontano alla mia sinistra, a destra ai margini della stanza con i muri che inspiravano il nostro fiato e sudavano condensa, forse ero io a ruotare su me stesso come l'ago acuminato di un compasso per poi voltarmi desiderando vederla senza specificare cosa vedere e pentendomi immediatamente, immancabilmente. Una linguaccia, perchè non sono in imbarazzo, ho il senso dell'umorismo, so accettare la sconfitta e capisco quando basta, a condizione di avere il tempo necessario a metabolizzare tutto, ma tu non puoi sapere nulla di questo cavillo, questa nota a pie' di pagina nella relazione sul mio carattere, come le eccezioni delle declinazioni in latino e greco che possono stravolgere una versione o lasciarla oscura e incompiuta. E poi il mio ultimo bacio mi scivolò davanti, mano nella mano di un ragazzo più maturo, più simpatico, più colto, più intelligente, più affascinante, più bravo a letto, più bello. Di me, di nessun altro. Ed è stato a questo punto che le ho sorriso, un sorriso che era tutto per lei e che lei non ha visto o ha scelto di non guardare.
Pensavo a come andare via senza dare nell'occhio, scomparire al momento adatto, ben ricordando che ''dopo'' è la più sventurata tra le espressioni temporali. Ero sovrappensiero come nell'attimo che precede un malore, e non mi accorsi della ragazza alle mie spalle. Diavolo, chi ha in mano un bicchiere pieno di sambuca (come di qualunque altra cosa!) non dovrebbe stare in piedi dove altri ballano, è lei che avrebbe dovuto fare attenzione! Infatti la urtai, non di proposito, e per punzione ebbi una violenta aggressione verbale, e ci trovammo faccia a faccia, lei che diceva che mi odiava a morte per averle fatto versare la sambuca sulla maglietta, io che le rispondevo che non poteva sapere se mi odiava, dato che non mi conosceva, e comunque adesso odorava di anice, un buon odore. Inutile dire che la aspettai, dopo che andò a pulirsi la maglietta, tenevo d'occhio il corridoio per sapere quando sarebbe tornata, e ''dopo'' aveva di nuovo una valenza positiva. Ritornò con un altro bicchiere pieno di anice, fissandomi negli occhi con divertito senso di sfida. Mi avvicinai e le feci notare che, dal momento che il suo bicchire era di nuovo pieno e il suo odore ancora gradevole, non c'era davvero una ragione per litigare ancora, perciò lei porsi il mignolo per suggerire un armistizio, ad meliora, e lei stette al gioco, non senza prima rinfacciarmi che non era certo per merito mio che ora lei stava bevendo sambuca. Credo sia stato allora, che mi accorsi che non mi serviva più nessun ''dopo'', stavo provando la felicità che mi ero proposto di sperimentare, ulteriori aspettative sarebbero state ingannevoli, le promesse pleonastiche. Ci presentammo, lei si chiama P. e le chiesi di dirmi tre cose a caso. Lei rise perchè non capiva, forse è un approccio così insolito che è sbagliato, ma la divertiva e me le disse.
- Ma tu... quanti anni hai?
- ...perchè, quanti me ne daresti?
- Sembri piccolo...
- ''Piccolo''?! Aspetta, quanti anni pensi che io abbia?
- Mmm... venti.
- Di più...
- Venti...due.
- Un po' di più...
- Ventitrè.
- Ventiquattro, tra due mesi.
- Allora sei piccolo, si.
- Perchè, tu quanti anni hai?
- Ventisei.
- Vabbè, per due anni di differenza non è che sono piccolo.
- ...tre...
- Ah, scusa! Comunque, non è che ne ho quattordici.
Ci abbracciammo, e non voleva dire niente, o forse proprio perchè non sapevamo cosa dire. Mi offrì l'ultimo sorso della sua sambuca, con la promessa che ne avremmo preso un altro, da bere insieme, durante la pausa di dieci minuti. E ballammo, ed io la baciai sul collo, e gli amici vennero a fare quadrato attorno a lei e la portarono lontano, dove non potevo avvicinarmi. Cominciai a pensare che, tra le cose che avrebbe potuto scegliere di dirmi, c'era qualcosa che avrebbe dovuto menzionare, magari riguardo un fidanzato in corso, ma forse dal canto mio avrei dovuto chiederglielo sin dall'inizio. Aveva importanza, ormai? Avrebbe cambiato qualcosa, chiedere scusa, chiedere un chiarimento? La mia notte volgeva al termine, eppure sarebbe durata ancora alcune ore, ed io ero triste, con la sensazione di aver fatto qualcosa di irrimediabile e stupido.
- Mi raccomando.
- ...cosa?
- Vinci la maratona.
- ...vai via?
- ...si.
- Allora...
- ...
- ...non dovessimo vederci più...
- ...
- ...auguri per la laurea.
- Grazie.
- Centodieci e lode, ok?
- Magari, si.
E l'ho abbracciata, e ci siamo baciati a lungo sulla guancia, il resto è mancanza di foto.
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