2014/02/22

Il cortile della biblioteca non era certo stato pensato per fungere da solarium-- tanto più che l'edificio, in realtà, è un ex-macello comunale che pure somiglia ad una chiesa romanica dal chiostro molto sobrio.
Eppure noi due da giovani stavamo sdraiati a scaldarci col sole del lunedì come lucertole a rota di primavera, inguardabili per i terzetti e quartetti di studenti in pausa che passeggiavano commentando capitoli di fotocopie.
Proprio non riuscivamo a goderci il silenzio da siesta, c'era un volenteroso amico che con molto tatto sminuzzava catene di frasi per la sua collega assolutamente digiuna di Diritto: la sua dedizione aveva molto del martirio, così feci una battuta sul fatto che lui sperava di conquistarla preparandola per l'esame e lei voleva un tutor da cui sedurre fuori le qualità di cui il suo ragazzo difettava e della cui mancanza, durante le crisi isteriche, assillava il suo antistress.
Noi sembravamo i primi due tasselli del tetris perfettamente incastrati in mezzo allo schermo, e l'atmosfera era quella serena e rilassata a inizio partita, e venne lei senza turbarla.
Si accovacciò con naturalezza - cioè con premeditazione - usando lui come scudo umano per non farsi vedere da me. Nascondendosi nella sfera intima di lui. Escludendo me.
Quando si allontanò, dopo pochi secondi equivalenti ad alcuni metri, lui mi guardò troppo stupito perfino per sorridere alla vita che è una cosa meravigliosa e nella mano aveva un ovetto Kinder.

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