2014/04/14

la divisione dei compiti

E' un mese meteorologicamente generoso, il sole un life coach che ci motiva a tenere duro come se il tempo bello fosse un atteggiamento mentale.
Ho indossato la mia unica maglia che ti piaceva, a righe orizzontali marrone e giallo-panna e troppo grande per me di almeno un milione di taglie.
Ti convinse un pomeriggio che giravamo insieme per i negozi del centro commerciale, e mi confidasti che l'avresti comprata per il fidanzato che ti aveva.
'Un ragazzo con questa addosso me lo scoperei', dicesti, e non volevi dire niente, ma io andai a comprarla di nascosto e costava svariate decine di euro in più delle magliette sulle bancarelle.
E quella sera uscimmo tutti quanti ed io la indossai apposta perché tu mi vedessi, e mi vedesti e mi chiamasti 'stronzo', ma non per flirtare.
Incartocciai l'imbarazzo e lo misi via prima di impiastricciarmi le guance coi rivoletti della delusione, sporca di potenziale inespresso.
Volevo essere come uno che è bravo in matematica, ma può anche vincere la gara di salto in lungo.
E invece ero uno stronzo, e così comune da non necessitare di altre parole per essere qualificato.
Quella maglia l'ho messa oggi perché evidentemente qualcosa ieri. Una parola, due note, tre posti. O prima ancora di decidere di uscire.
L'ho messa oggi per depurarla da quello 'stronzo', per assegnarle un'ultima-volta innocua e resettarla.
E mai più, perché è che è brutta.

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