Erroneamente, ai ragazzi che si ritengono degli attenti osservatori e conoscitori della psiche femminile piace sottolineare come le ragazze siano per natura insicure: fiere di ogni piccolo traguardo che raggiungono, di ogni piccola conquista che riescono a strappare, bisognose di conferme e considerazione, passano la maggior parte della loro vita, se non tutta, ad intervenire sul loro aspetto fisico con una serie di operazioni che per i ragazzi hanno un'importanza marginale e trascurabile ma che, nel concreto, rappresentano la quintessenza del loro essere donne. Il loro caposaldo è l'aspetto esteriore e, molto probabilmente anche per via di una feroce competitività fatta di critiche impietose e malignità spietate della quale i ragazzi e gli uomini tradizionalmente vengono tenuti all'oscuro, cercano in tutti i modi di mantenersi al di sopra del livello della semplice accettabilità. La verità è che, per un puro e felice caso, mi sono reso conto di non aver mai sentito nessuno dei miei amici dire di aver indossato un preservativo senza problemi. Tutti mi hanno raccontato, con una nota d'orgoglio nella voce, che le prime volte in cui hanno acquistato, senza averne l'esperienza, una confezione di profilattici, la misura standard era troppo piccola ed immancabilmente il profilattico finiva per bucarsi o addirittura lacerarsi. Quando è capitato a me, l'ho trovato semplicemente buffo, ma non è questo il punto. Ai ragazzi serve così tanto essere rassicurati sulle dimensioni del proprio pene che le misure dei profilattici sono volutamente rimpicciolite in modo da farli sentire superdotati a prescindere? Niente punto interrogativo, anzi; questo risolve l'angoscioso problema dell'ansia da prestazione.
Non essendo sufficienti i semplici grattacapi ed i ben più gravi tormenti, i miei genitori sono concordi (almeno su un punto) nel rimproverarmi, che sia stancamente di fronte alla mia irrecuperabile ostinazione o energicamente in un impeto di orgoglio parentale, perchè non li informo delle destinazioni dei miei spostamenti. Vogliono sapere dove vado quando esco, ed io spesso non ritengo necessario rendere noti troppi particolari. Con tutta la credibilità che questo comporta, sono un insofferente che vive in casa dei suoi genitori.
Stamattina Rita Dalla Chiesa, con l'astio e la malinconia autentici di chi ha subìto un divorzio, ha ricoperto di complimenti un sedicente uomo d'altri tempi, impegnato in una causa contro la presunta moglie fedifraga. Io sono convinto che la storia vera della mia vita futura sia stata inscenata in una puntata di La Fiera dell'Ovvietà. Sarò un marito premuroso, fedele e leale, pieno di attenzioni e di riguardi, di ammirazione e di complimenti, grande ascoltare e confidente, lavoratore con la passione di fare regali ogni pochi giorni, nonché padre esemplare, amorevole e pronto ad ogni sacrificio per il benessere della sua famiglia. Però meritatamente cornuto, perchè sarò così noioso che la mia futura consorte, chiunque essa sarà, avrà il diritto di chiedere incertezze ed imprevisti al primo che saprà garantirle quel minimo di rischio necessario a tenerla sveglia e a farla sentire viva. In realtà, credo che questa mia mania di essere perfetto a tutti i costi in tutto quello che faccio sia indice di una profonda insicurezza che mi porta a dover avere tutto sotto controllo per evitare situazioni inattese che non saprei gestire; inoltre, non mi sembra molto errato ritenere che sia un modo di impedire ingerenze da parte di chiunque. E' il mio modo di tenere tutti alla larga. Mi merito una vita da solo, e questo è un campanello d'allarme che serve ad avvisare tutti che sono pazzo. Diventerò un padre sigle, pieno di cicatrici e di nostalgia che esternerò sputando rancore, burbero ma protettivo verso mia figlia, apertamente ostile nei confronti dei suoi spasimanti ed avrò una benda sull'occhio sinistro per coprire l'orbita vuota. Diventerò uno sconfitto travestito da cinico che mente a se stesso per non ammettere di essere un infelice. Intanto sono soltanto uno stupido cagnolone devoto.
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